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Venerdì 11 Giugno 2010 00:00 |
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Dopo l’allarme lanciato da Confartigianato per l’esplodere dei fenomeni di concorrenza sleale legati al boom delle imprese intestate a stranieri, il consigliere regionale della Lega Nord Stefano Cavalli interroga la Regione per sapere «quali drastiche e urgenti misure» via Aldo Moro abbia disposto per «tutelare le piccole e medie imprese penalizzate dal fenomeno» e sollecita la giunta per «un’azione presso le autorità di controllo preposte, volta ad assicurare un maggior numero di monitoraggi sulle aziende più esposte all’illegalità».
«Come evidenziato dal Sole 24 Ore nei giorni scorsi – spiega Cavalli – negli ultimi anni il numero di ditte individuali straniere è cresciuto a dismisura. Solo a Piacenza, a fine 2003, le aziende che avevano come titolare uno straniero erano 1.019; 868 dei quali facevano riferimento a un extracomunitario. Al 31 marzo 2010 la situazione è esplosa: le ditte individuali “straniere” sono balzate a quota 2.242, di cui 1.821 extra Ue». «Queste imprese – commenta l’esponente del Carroccio – nella stragrande maggioranza dei casi risparmiano sulla pelle dei lavoratori, tagliando i costi derivanti dal rispetto delle normative in materia di: lavoro, previdenza, sicurezza e igiene. In questo modo si garantiscono costi d’impresa notevolmente inferiori e generano concorrenza sleale nei confronti delle aziende a titolare italiano o straniero rispettose della legge e dei diritti dei lavoratori». Nel riportare casi concreti («a Prato il fenomeno ha avuto conseguenze gravissime e irreversibili sull’economia locale con evidenti ripercussioni in tema di occupazione»), Cavalli sottolinea che «il rispetto delle regole, tanto più in momenti di crisi, è condizione imprescindibile per consentire la sopravvivenza delle pmi, spina dorsale del nostro Paese» ed evidenzia che «la contraffazione dei marchi aziendali, il lavoro nero, spesso clandestino e, in generale, la violazione delle normative – pur non chiamando in causa esclusivamente gli stranieri – nella maggioranza dei casi li vede responsabili, a conferma di un diffuso malcostume caratteristico di alcune nazionalità». . |