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| I rapporti con le altre regioni europee vengano subordinati al rispetto dei diritti delle minoranze cristiane |
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| Giovedì 13 Gennaio 2011 14:29 |
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Premesso che:
- l'attentato del 31 dicembre 2010 contro la chiesa dei Santi ad Alessandria d'Egitto ha mostrato l'acuirsi del fenomeno diffuso della violenza e persecuzione dei cristiani nel mondo; - precedendo gli eventi drammatici dell'attentato terrorista contro la comunità cristiano-copta, Sua Santità Benedetto XVI nel tradizionale discorso prenatalizio alla Curia romana aveva rivolto un appello a tutte le persone con responsabilità politica e religiosa perché si fermi la cristianofobia. Durante l'Angelus del 1° gennaio il Papa Benedetto XVI tornando sull'argomento, mostrando una sensibile preoccupazione per la crescita esponenziale dei fenomeni di persecuzione dei cristiani nel mondo, ha ribadito come oggi si assista a due tendenze opposte, due estremi entrambi negativi: da una parte il laicismo, che, in modo spesso subdolo, emargina la religione per confinarla nella sfera privata; dall'altra il fondamentalismo, che invece vorrebbe imporla a tutti con la forza; - il Ministro degli affari esteri Franco Frattini il giorno dopo la strage di Alessandria d'Egitto è intervenuto con una richiesta ufficiale all'Unione europea affinché essa porti avanti iniziative in difesa della libertà religiosa e prenda posizione contro l'escalation di violenza che colpisce i cristiani. Il Ministro ha, inoltre, sottolineato come il tema della protezione dei cristiani che sono vittime di una vera e propria persecuzione in tanti Paesi richiede un'azione concreta dell'Europa auspicando che già dal mese di gennaio il Consiglio dei Ministri degli esteri esamini l'argomento, discuta e tragga delle conclusioni e delle decisioni; - contrariamente a quanto comunemente si pensa, è stato di gran lunga il Novecento il secolo nel quale si è registrato il più grande massacro di cristiani. Nel periodo che va dalla rivoluzione francese a oggi, ma in particolare nel XX secolo, sono state scatenate persecuzioni mai viste in 2.000 anni per ferocia, vastità, durata e quantità di vittime. Ben 45.500.000 sono stati i martiri cristiani di questo secolo. Il fenomeno è stato ben illustrato in un articolo del professor Ernesto Galli della Loggia in un editoriale apparso sul "Corriere della Sera" del 14 maggio 2000; - secondo il rapporto annuale sulla libertà religiosa nel mondo, dell'associazione "Aiuto alla Chiesa che soffre", risulta che sono più di 60 le nazioni nel mondo dove si verificano gravi violazioni del diritto alla libertà religiosa dei propri cittadini; - è necessario prendere atto che le comunità cristiane locali possono essere considerate come fattori eversivi da parte di alcuni sistemi politici con basi democratiche deboli proprio perché per la loro stessa esistenza diffondono una religione, una cultura e un sistema di vita fondati sul valore assoluto della persona umana, quindi sulla libertà, l'eguaglianza di tutti di fronte allo Stato, la donna con gli stessi diritti dell'uomo, la democrazia e la giustizia sociale; - il diritto alla libertà religiosa è un elemento che bisogna garantire ad ogni persona, così come la libertà di parola e di espressione; - se la libertà religiosa, di credenza e di coscienza è un diritto inviolabile consolidato nella cultura del popolo italiano e riconosciuto in modo inequivocabile dal combinato disposto degli articoli 3, 8, 19 e 20 della Costituzione italiana, è innegabile che il patrimonio storico culturale del nostro Paese affonda le proprie radici nella civiltà e nella tradizione cristiana; - la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, sancisce all'articolo 18 che "Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti"; - Olga Matera ha scritto sulla rivista "Limes" che «Il cristianesimo è la religione oggi più perseguitata del mondo. Conta migliaia di vittime; i suoi fedeli subiscono torture e umiliazioni di ogni tipo. Ma l'opinione pubblica occidentale, proprio quella di cultura cristiana, non concede a questo dramma alcuna attenzione»; - constatando purtroppo tristemente come la cronaca più recente continui a testimoniare la tragica condizione di paura e di pericolo in cui vive in molte parti del mondo chi professa e testimonia la fede cristiana.
Considerato che
- tutti i rapporti, sia politici che economico-commerciali, intrattenuti dal nostro Paese e dagli altri Paesi dell'Unione europea con partner internazionali, non devono mai prescindere dalla valutazione del rispetto dei diritti umani in quei Paesi e dalle condizioni di vita delle loro popolazioni. Al riguardo è necessario evidenziare come l'Europa abbia abbassato la guardia demograficamente, psicologicamente e spiritualmente, ed appare sempre più incapace di reagire, perché assuefatta ad ideali di multiculturalismo e mondialismo, necessari ad una concezione economicamente fruibile della realtà ma a prezzo di un relativismo senza uscita per quel che riguarda valori, identità, tradizioni; - un'Europa che rinuncia alle sue stesse radici non può essere altro che un progetto fallimentare, proprio per la fragilità valoriale su cui si fonda; - l'integrazione europea, per essere non solo formale, ma anche sostanziale e valoriale, deve fondarsi su un rispetto delle identità che contraddistinguono i popoli europei. L'Europa non può ignorare da dove deriva la sua stessa democrazia. È, infatti, innegabile che sia proprio la tradizione cristiana ad aver consegnato alla storia il moderno concetto di persona (cioè dell'individuo che, in quanto tale, prima ancora di essere cittadino, è portatore di dignità e di diritti), principio recepito come fondante da tutte le costituzioni laiche degli Stati membri dell'Unione Europea. Un'Europa che rinuncia alla propria anima è destinata a morire. Relegare la religione alla sfera privata, escludendo la tradizione religiosa dell'Europa dal dialogo pubblico è un grave errore che rischia di far precipitare le nuove generazioni in un vuoto valoriale.
Si invita la Giunta Regionale
- ad adoperarsi, direttamente e attraverso l'Unione europea, per verificare e monitorare la condizione dei cristiani nei Paesi in cui essi costituiscono una minoranza, e a valutare l'opportunità di subordinare ogni ulteriore rapporto di carattere politico o economico con tali Paesi all'effettiva tutela, da parte loro, delle minoranze cristiane presenti sul loro territorio. . |


