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Quel “Lodo Alfano” di 25 secoli fa, che segnò la nascita della democrazia in Italia PDF Stampa E-mail
Giovedì 08 Ottobre 2009 01:00
Sono passati oltre 25 secoli da quel lontano anno 494 a.c., quando Roma (importante Città in ascesa ma ancora potenza locale) subì la prima secessione della storia italiana. Caduta la monarchia, con la cacciata del re Tarquinio il Superbo, l’oligarchia dei patrizi (casta dominante) assunse pieni poteri, esprimendo tutti i membri del Senato ed eleggendo tutte le magistrature. Le continue guerre di espansione avevano impoverito il popolo romano -la plebe-, costretto ad indebitarsi con i patrizi (che al pari delle odierne Banche prestavano denaro a usurai), ed i cittadini che dopo aver ceduto tutti i propri averi ai creditori, non riuscivano comunque a saldare il debito, potevano essere picchiati, uccisi o venduti come schiavi. Esasperata dalla miseria e dai soprusi, la plebe romana lasciò la Città, dando vita ad una nuova comunità su una collina oltre il fiume Aniene, accompagnando l’esodo al grido del plebeo Sicinio Belluto: “Se volete essere da soli a comandare in città, ebbene rimaneteci da soli e da soli affrontate il nemico. Noi secessionisti non vi disturberemo più, La nostra patria è in ogni luogo dove si possa godere la libertà”. Nel frattempo un esercito di nemici (etrusco-laziali) arrivò sotto le mura di Roma, gettando nel panico i patrizi rimasti in città, numericamente pochi, pertanto incapaci di difendersi dagli aggressori. Conscio del pericolo mortale, il Senato incaricò Menieno Agrippa di trattare con la plebe secessionista, accettando ogni condizione utile per farla rientrare in Città, al fine di salvare Roma (e i patrizi) dalla distruzione. Il “lodo” del 494 avanti Cristo, stipulato tra il popolo (plebe) ed i patrizi su una collina che da allora prese il nome di Monte Sacro, riconobbe ai plebei il diritto di farsi rappresentare e difendere da due rappresentanti (con mandato annuale rinnovabile), chiamati “Tribuni della plebe”, eletti dal popolo. Sul Monte Sacro la plebe impose ai Senatori di giurare il “lodo” sull’intoccabilità e l’inviolabilità dei rappresentanti del popolo: “Nessuno costringa un Tribuno della plebe a fare alcunché contro la propria volontà, né lo frusti, né lo uccida. Chiunque fra i cittadini uccidesse i colpevoli di questi reati non sarà accusato di assassinio”. La vittoria della plebe, ottenuta con la minaccia della secessione, salvò la Città dalla distruzione e dalla crisi sociale che i patrizi avevano provocato con la loro avidità, creando i presupposti della sua futura grandezza. Con il “lodo” del 494 avanti Cristo (ottenuto dal popolo contro la “casta” dei patrizi), nasceva la democrazia in terra italica ed il principio che lo Stato è il popolo, e che i rappresentanti eletti dal popolo, fin che dura la loro carica, non possono subire interferenze, processi o condanne ad opera di nessuno (neppure dal Senato e dai Consoli), perché essendo espressione del popolo sono lo Stato ed hanno un mandato sacro ed inviolabile, che solo il popolo può giudicare e sindacare. Sono passati 25 secoli da quel “lodo” giurato sul Monte Sacro, ma i temi del potere e del ruolo delle “caste” sono sempre gli stessi. Le obiezioni tecnico-giuridiche che si potevano fare contro il “Lodo Alfano” bocciato dalla Corte Costituzionale erano tante, e personalmente ne avevo diverse; resta comunque il tema centrale, lo stesso affrontato con coraggio da plebei vestiti di stracci ma con la schiena dritta: chi è lo Stato ? ….. il popolo ed i suoi rappresentanti eletti democraticamente, oppure certi funzionari, certi banchieri, certi politici di professione, certi magistrati, in una parola….. i patrizi di oggi ? Il “Lodo Alfano” è stato bocciato dalla Corte Costituzionale, ed anche dell’altare dedicato a Giove, eretto sulla cima del Monte Sacro per celebrare il “lodo” del 494 avanti Cristo, non resta più traccia. Passate le polemiche di questi giorni, l’incedere della storia relegherà all’oblio il “Lodo Alfano” di oggi, come ha relegato alle pagine sbiadite di alcuni libri il “lodo di Monte Sacro”; ma attenti patrizi di oggi, la libertà e la volontà del popolo, espressa con il voto, è un fuoco che il tempo e la storia non spengono ed è il fuoco che arde nel cuore degli uomini liberi e forti di oggi, con la stessa intensità con cui ardeva nel petto dei secessionisti di 25 secoli fa. .